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Annoi l'esperto, perdi il principiante. È lo stesso errore.

by Tatiana Frascella
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Annoi l'esperto, perdi il principiante. È lo stesso errore.
Annoi l'esperto, perdi il principiante. È lo stesso errore.

Stessa aula virtuale, due persone. Una usa lo strumento ogni giorno da mesi: al minuto dieci ha già aperto un'altra scheda, risponde alle mail, torna ogni tanto a controllare se è stato detto qualcosa di nuovo. Non lo è. L'altra non l'ha mai aperto: al minuto dieci è sommersa di sigle, annuisce per non sembrare quella rimasta indietro, e ha smesso di capire da un pezzo. Stesso corso, stesso docente, stesso momento. Persi entrambi — uno da sopra, una da sotto.

Due uscite dalla stessa porta

Sembrano due problemi opposti. Sono lo stesso problema.

Annoiare chi ha esperienza e perdere chi parte da zero nascono dalla stessa identica omissione: non aver guardato chi hai davanti prima di aprire bocca. Tratti l'esperto come un principiante e lo perdi per noia — si sgancia, e non torna più. Tratti il principiante come se possedesse già la terminologia e lo perdi per sovraccarico — annuisce, prende appunti che non saprà rileggere, esce convinto di essere negato. Due uscite diverse dalla stessa porta. E l'asimmetria è crudele: l'esperto se ne va e scrive che il corso era banale, il principiante se ne va e dà la colpa a sé stesso. Nessuno dei due dà la colpa a chi non li ha guardati.

Il mito del livello medio

Il colpevole silenzioso ha un nome rassicurante: "livello medio". Un corso tarato su un partecipante mediano — che non esiste — manca tutti e due quelli veri. È comodissimo da progettare. Non raggiunge nessuno. Il livello medio è una media statistica, non una persona seduta davanti a te.

La diagnosi viene prima

Quello che cambia tutto viene prima del programma: capire cosa ognuno sa già fare e quali parole possiede davvero. E non chiederlo a voce — chi alza la mano per dire "sono io quello più indietro"? Nessuno. Nessuno si dichiara principiante davanti ai colleghi, e quasi tutti sovrastimano quanto sanno fare con uno strumento che hanno solo visto usare. La lettura dev'essere concreta: cosa usi già davvero, cosa hai smesso di usare e perché, davanti a quale problema ti fermi. Da lì decidi cosa insegnare e come dirlo. Vale per un corso su misura e vale per uno a catalogo: anche un programma fissato lo eroghi a registri diversi, se sai a chi stai parlando.

Da remoto questa lettura non la fai a occhio. In una stanza vedi la faccia di chi si è perso, il braccio che non si alza, lo sguardo che scappa fuori dalla finestra. Dietro venti riquadri spenti non vedi niente. Quindi la diagnosi smette di essere un'intuizione da fare strada facendo e diventa un passo formale, prima che il corso cominci. Il remoto non è il limite: è la ragione per cui smetti di indovinare il livello e inizi a misurarlo.

Succede l'opposto più spesso di quanto dovrebbe — l'ho visto troppe volte. Un'azienda manda l'intero reparto allo stesso corso, stessa ora, stesso programma. I due più navigati mollano nella prima mezz'ora, roba che masticano da tempo. I due appena arrivati affogano nel glossario e non recuperano più. In mezzo, qualcuno segue. Attestato per tutti. Tre settimane dopo, il verdetto è "l'AI non fa per noi." Sbagliato: il corso non ha fallito, ha fallito il livellamento. Hanno infilato cinque livelli diversi nello stesso imbuto e si sono stupiti che uscisse poco. La correzione sta in una riga: non esiste "il corso giusto", esiste il corso giusto per chi lo riceve.

La parte che un modello non ti dà

E qui c'è la parte che un modello non ti dà. Generare un programma su tre livelli è questione di minuti, e l'AI lo fa bene. Quello che non fa è la lettura. Quando una persona ti dice "ho già smanettato un po'" e intende che è davvero avanti, e un'altra dice la stessa identica frase ma vuol dire che ha guardato un video, la differenza la cogli tu — dal modo in cui lo dice, da cosa chiede subito dopo, da dove si inceppa. Alzare l'asticella nel momento in cui vedi che stai annoiando, rallentare nell'istante in cui vedi che stai perdendo qualcuno: quella taratura in tempo reale è competenza umana, e non si delega. L'AI prepara i materiali per ogni livello. Chi va a quale livello, lo decidi tu.


Prima di guardare il programma, guarda le persone. Un corso non si misura da quanto è completo il syllabus. Si misura da quanti, alla fine, ne escono capaci — e quel numero crolla nell'istante esatto in cui smetti di chiederti chi hai davanti.